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30 anni in Serie A: La Rari e il compagno Strinatovskij

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Nei ricordi più recenti della storia biancorossa un posto di rilievo lo occupa certamente Claudio Strinati Direttore Generale della Rari dal 2008 al 2010.

Trent'anni di Serie A della Rari Nantes: da ultrà a D.G. !

Questo potrebbe essere lo slogan che, in due parole, sintetizza il mio percorso sportivo, professionale e di vita nella Rari Nantes Savona.

Eh già ! Perché scrivere queste poche righe in occasione di tale importante anniversario mi riporta fatalmente indietro nel tempo, agli anni della mia giovinezza quando frequentavo il Bar Holyday con un gruppo di amici, appassionati tifosi della squadra tra i quali mi piace ricordare: almeno tre Marco, Eugenio, un altro Claudio, Danilo, Alessandro, Roberto nonché Chicco Sciacero e Paolo Crapiz, che oltre che tifare Rari vi militavano pure come giocatori della Prima Squadra all'epoca della conquista della Serie A. Rammento con piacere e, lo ammetto, con una vena di nostalgia intere serate trascorse nel bar a scegliere gli slogan per i vari striscioni. Uno per tutti, che fu, a parer mio, il più riuscito recitava così: "Più unici che Rari". Allora, così come la Rari peregrinava in giro per l'Italia perseguendo sogni di vittoria, noi "fedelissimi" peregrinavamo al suo seguito supportandola con il nostro slancio e la nostra passione in tutte le sfide casalinghe e nelle trasferte che affrontava in terra di Liguria (che poi era la stessa cosa). Due di queste partite mi vengono in particolare alla memoria: la prima contro il Recco fu giocata nella Piscina di Punta Sant'Anna, dove, dopo una sconfitta, avemmo un incontro, diciamo "ravvicinato" con la tifoseria avversaria e la seconda "casalinga" fu alla Crociera di Sampierdarena dove, a causa della mancanza di agibilità della Piscina, rimanemmo per un tempo e mezzo del match seduti sul muro di cinta finchè, non ricordo come ne perché, ci fecero finalmente entrare e noi irrompemmo al grido di "Forza Rari" tra lo sbigottimento generale ed u frastuono assordante.

Gli anni intanto passavano, io crescevo ed il mio modo di essere tifoso della Rari cambiava con me. Abbandonati gli striscioni e certe intemperanze che solo la giovinezza perdona, sono diventato un tifoso, mi si passi l'espressione, "da salotto", presenziando ora alle partite a "bordo vasca" quale invitato insieme ad alcuni giocatori del Genoa coma ad una finale di Coppa dei Campioni o come nel 2005, sotto un'incessante pioggia torrenziale, alla finale di Campionato contro il Posillipo, al termine della quale fui costretto a buttar via un paio di scarpe tanta era l'acqua che avevano assorbito.

Ed ecco che improvvisamente, quando la professione di avvocato era ormai consolidata e nel mondo del calcio mi ero "affermato" non solo a livello di realtà locali (Direttore Generale della Sanremese e del Savona Calcio), diventando Procuratore Sportivo di giocatori di valore internazionale., Agente FIFA, consulente sportivo quali il Manchester United, Aek Atene, Iraklis Salonicco e proprio mentre ero tornato a dirigere il Savona Calcio dal 2006, per una serie di circostanze che definirei alquanto favorevoli, nel 2008 fui chiamato alla Dirigenza Generale della Rari Nantes Savona. Così in questo ruolo per ben tre anni ho avuto l'occasione di vivere a 100 all'ora una magnifica avventura nel mondo della pallanuoto intessuta di vittorie, di Coppe conquistate (Coppa Len) girando l'Europa (nel vero senso della parola) al seguito della squadra con tutto ciò che questo ha comportato non solo al livello di crescita di prestigio in ambito sportivo, ma anche come bagaglio di esperienze attraverso la conoscenza di realtà culturali diverse dalla mia che mi hanno arricchito come persona.

Ovviamente subito non sono state solo rose e fiori. Arrivare dal mondo del calcio, basato su "regole" e principi diversi da quelli della pallanuoto,ha fatto sì che inizialmente fossi osservato con una certa diffidenza. Ricordo al proposito un incontro chiarificatore con l'allora Capitano Raffaele Onofrietti che ha dato una significativa svolta ai miei rapporti professionali ed umani con la Dirigenza e con gli atleti.

Ed è proprio in merito ai rapporti umani che hanno caratterizzato i miei anni di Dirigenza in Rari Nantes che vorrei concludere partendo con il ricordare l'affetto per gli Atleti, citando per tutti i due Capitani, Raffaele e Federico, che si sono succeduti durante il mio incarico per proseguire con gli stretti rapporti instaurati con i Dirigenti: Mimmo, Franco, Elio, Marinella, Laura, Pino, Gerardo, Filippo etc.

Nessuno però me ne voglia se in particolare su tre di loro mi voglio soffermare: Chicco Sciacero, Giuseppe Gervasio e Claudio Mistrangelo.

Con Chicco, come ho già detto, il rapporto d'amicizia è nato fin dai tempi della nostra giovinezza e l'esperienza vissuta in comune nella Dirigenza lo ha ravvivato ed ancor più consolidato.

Con Giuseppe Gervasio invece il rapporto è nato in Rari; con lui ho avuto spesso degli scontri sempre e comunque "all'arma bianca", i cui contenuti si sono poi rivelati dei sempre nuovi punti di partenza per conoscerci meglio e affrontare insieme le decisioni importanti per il successo e l'avvenire della squadra.

Infine Claudio Mistrangelo: ammetto di aver trovato in lui oltre che un grande Tecnico (ma questo lo sapevo già), una persona di grande cultura e di grande spessore umano, con cui spendere anche serate intere a discutere non solo di sport, ma dei temi più disparati confrontando le nostre personali esperienze, coniando nuovi termini e prendendoci "in giro" politicamente, ma sempre con grande stima ed amicizia !

Questa dunque è stata la mia avventura nella Rari Nantes.

E se è vero che dal mondo del calcio ho dato e ricevuto tanto, l'esperienza vissuta in Rari sarà comunque per sempre nei miei pensieri più belli. Arrivederci e a presto.

Claudio Strinati.

La Rari è sempre stata una realtà tecnica e, poi, magari una società. Gli aspetti non direttamente connessi con le esigenze delle attività sportive, giovanili e assolute, sono sempre stati considerati un di più, e un di più eventuale. Così la comunicazione, la vista sociale, l'archivio, il rinnovo dei dirigenti, insomma la costruzione di una società indipendente dai risultati anche se tesa ai risultati sono sempre stati elementi fragili, poco curati e faticosamente organizzati. E chi se ne è occupato e se ne occupa ha dovuto e deve fare molta fatica a far rispettare queste esigenze. Lo abbiamo già detto in tanti, la provvisorietà è stata la condizione di vita della Rari per quasi 40 anni ed è entrata nel suo dna e in quello dei suoi uomini al punto da sostarci pervicacemente anche ora, quando quella condizione provvisoria dovrebbe avere avuto termine.

Consapevoli di questo carattere societario, i dirigenti Rari pensarono in vista del ritorno a Savona a copertura avvenuta, ad una figura di Direttore Generale, che tenesse i rapporti società - squadra nell'esilio di Luceto e provvedesse a costruire un'organizzazione societaria a tutto tondo. Sulla piazza savonese era libero Claudio Strinati, uomo dalla grande esperienza calcistica, e si vide in lui la soluzione. Quando la società me ne parlò per sentire il mio parere, avevo già ricevuto consigli negativi da molti amici. Savona, si sa, è fatta così. Grosso modo si diceva che con l'uomo non si poteva collaborare.

E invece. Tre lunghi anni fatti di viaggi e trasferte (la foto - in alto - di lui, Chicco e il grande Mimmo a Budapest con cappotto lungo stile Securitate e alle spalle di una Trabant è un piccolo gioiello indimenticabile), di tante vittorie e qualche sconfitta (purtroppo decisiva), di tante discussioni in pulmino di calcio, di ciclismo, di sport, ma anche un po' di storia e di politica. E di corrosivi sfottò che io e Chicco sparavamo al compagno Strinatovskij quando divenne Segretario cittadino del PD.

Proprio la scelta della politica lo ha portato a lasciare la Rari per questione di tempo e di stile; la politica e, forse, la fatica di dare quell'impronta manageriale, calcistica che lui sosteneva ad una società ostinata a cogliere solo nei risultati l'aspetto fondamentale dello sport.

Non abbiamo vinto nulla insieme se non una splendida Coppe Len. Troppo poco. E questo è l'unico rammarico. Ma abbiamo vissuto le poche sconfitte con la composta e dolorosa ironia degli uomini di sport che si dicono che sono solo pallonate, che il futuro ci darà altre occasioni, che bisogna riflettere sugli errori e che, mannaggia !, come è lunga questa notte !

Claudio Mistrangelo



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