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30 anni in Serie A: lo spirito della Rari

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Una lunga fila di calottine stese al sole ad asciugare. Fu questo il mio primo inconsapevole contatto con la Rari Nantes Savona. Avevo circa 5 anni ed ero andata a trovare mia nonna , la "Beppa", a casa del Dottor Selis dove lavorava come governante. Mi incuriosirono quelle strane cose e chiesi a mia nonna cosa fossero. Lei rispose perentoria: "E' roba del Dottore e non si tocca". Mai avrei immaginato, dopo circa 16 anni da quell'evento, di ritrovarmi a far parte di quel mondo. Un ingresso in Rari, il mio, dovuto essenzialmente a due passioni, quella sportiva, ereditata da mio padre, e quella giornalistica. Allora, infatti, sul finire degli anni '80, nella pallanuoto non esistevano ancora gli addetti stampa o comunque delle figure che curassero professionalmente le pubbliche relazioni. Il presidente Bruno Pisano riconobbe in me l'entusiasmo e la gran voglia di fare e mi diede un'opportunità. Iniziai così a ritagliare vecchi giornali per fare la rassegna stampa. Un lavoro che venne ben presto integrato con altre mansioni e con altri incarichi che, per la verità, in parte mi andai anche un po' a cercare. Come quando proposi di portare la squadra, che aveva appena vinto la Coppa Italia, alla Domenica Sportiva. Bruno Pisano mi disse di provare, anche se non credo fosse molto convinto della mia riuscita, molti altri, invece, si misero a ridere. Ricordo ancora la telefonata fatta a Tito Stagno, indimenticato giornalista televisivo, allora responsabile della trasmissione. Fu gentilissimo e concordammo insieme, per avere maggiore visibilità, una domenica alla fine di marzo in cui il Campionato di calcio riposava. Girammo un video per le vie ed i luoghi più caratteristici di Savona con tutti i giocatori che fu la sigla di quella trasmissione. Sandro Ciotti e Maria Teresa Ruta, i conduttori ci accolsero con simpatia e calore dedicando gran parte della trasmissione alla Rari ed ai suoi campioni e tutti vivemmo una serata indimenticabile. Ma sono così tanti i ricordi che si accavallano che diventa difficile scegliere. Come i sabati pomeriggio passati in piscina ad assistere il grande Alfredo Provenzali nella sua trasmissione "Tutta la pallanuoto minuto per minuto", oppure le serate trascorse ad aspettare notizie sulle partite di Coppa in giro per l'Europa, da diffondere immediatamente ai giornali prima che chiudessero le pagine, o ancora la preparazione delle trasferte con il grande Mimmo Chiriaco che, quando si andava in certi posti dell'Europa dell'est, bisognava comprare e portarsi dietro prosciutto crudo, formaggio parmigiano e crostatine all'albicocca del Mulino Bianco, fino all'organizzazione di eventi che hanno fatto la storia della società come il mitico treno dei tifosi per Trieste nel 1992 in occasione della Finale di Coppa Campioni con lo Jadran di Spalato. Anche qui devo dire che quando lanciai l'idea furono in molti a prendermi per matta. L'unico a credere nel mio progetto fu l'Ing. Gervasio che mi diede la caparra per poter noleggiare il treno. Grazie anche agli amici del Dopolavoro Ferroviario che curarono il catering, quel viaggio è entrato nella leggenda. 500 persone trovarono posto sul treno, mentre un altro centinaio dovette essere lasciato a terra. Un treno più che speciale, direi unico, che attraversò tutto il nord Italia fasciato in un tripudio di colori biancorossi attraversando paesi e città dove persone incuriosite si domandavano chi era la Rari Nantes Savona. Tralascio cosa accadde a Trieste, peraltro ben noto a tutti, perché il dolore che provo ripensando a quel giorno è ancora troppo grande. Preferisco sottolineare come l'aspetto mediatico di quell'evento fu tale che la pallanuoto occupò le prime pagine dei giornali per molti giorni e non solo per i risvolti sportivi. Segno che laddove si osa, anche nell'organizzazione e promozione, i risultati arrivano. Tutte queste cose accadevano mentre la squadra e la società crescevano a vista d'occhio ed i risultati portavano la Rari sul tetto d'Italia ed ai vertici europei. Il privilegio di poter lavorare accanto a grandi personaggi mi ha indubbiamente arricchito umanamente e professionalmente anche se vorrei ricordare essenzialmente tre figure: Bruno Pisano, Giuseppe Gervasio e Claudio Mistrangelo. Bruno mi ha fatto entrare in Rari, mi ha insegnato a fare il dirigente, ma soprattutto mi ha insegnato lo spirito della Rari, che non tutti hanno, ma che rende speciale chi lo possiede. Gervasio ha sempre creduto in me, anche quando ho fatto le proposte più azzardate, il suo appoggio è stato fondamentale per la mia permanenza in Rari. Infine Claudio Mistrangelo, l'uomo con cui ho l'onore di collaborare da 24 anni. Una figura unica nel panorama sportivo italiano e forse mondiale, un vulcano di idee, un entusiasmo inarrestabile e contagioso. Voglio qui ricordare il complimento più bello ricevuto da Mistrangelo in tutti questi anni. Eravamo ancora nella vasca scoperta di Corso Colombo, una mattina parlando al telefono con Gervasio, Mistrangelo disse: "Per me Laura è importante quanto un centroboa". So che a molte persone può apparire inconsueto, ma vi assicuro che per me non vi fu mai complimento più bello perché significava essere entrati a far parte di un qualcosa di unico. Tanti sono stati ancora i momenti indimenticabili vissuti in questo quarto di secolo, dagli Scudetti del '91 e '92 fino a quello del 2005 sotto un diluvio incredibile. E ancora le vittorie in Coppa Len e le finali scudetto con gli eterni rivali del Recco. Per finire con l'atteso ritorno nella piscina Zanelli, finalmente coperta, dopo tanti anni di freddo, pioggia e neve. Un abbraccio affettuoso va ai tanti giocatori che ho conosciuto e che non cito perchè sono troppi, ma che sono e saranno sempre nel mio cuore perché ognuno di loro giocando nella Rari è diventato speciale. Non posso, però, non ricordare due giovani che un maledetto incidente stradale ci ha portato via una domenica mattina di due anni fa. Mi piace pensare che Francesco e Nicolò siano i nostri angeli e che da lassù guidino i tanti nostri giovani pallanuotisti verso uno sport sano e pieno di valori come loro lo hanno vissuto. Un pensiero affettuoso va poi agli splendidi dirigenti a cominciare dal primo, Renzo Pugnetti, fino a quelli dei giorni nostri, tutti sempre disponibili a dare una mano per la Rari. Già perchè la Rari è così, è un morbo che ti piglia dentro e non ti lascia più, è un amore così grande che non puoi sfuggirgli e quando ti fa sua non puoi resistergli. E' con questo spirito che ho iniziato la mia avventura nella Rari Nantes Savona e con questo stesso spirito la continuo oggi, uno spirito che cerco di trasmettere a chi mi è vicino perché chi è della Rari lo è per sempre.

Laura Sicco

Una società che trascura la comunicazione è una società dannata. Ma è, soprattutto, una società che danna chi è, invece, incaricato di dare una voce, una voce non improvvisata, una voce pensata, ragionata, rispettosa.

Una società che vive solo dell'agonismo e dei risultati e non si dà un'organizzazione è la disperazione di chi, per ruolo, deve dare ordine e protocollo all'attività dei tanti volontari che costituiscono la vera forza dell'associazione.

Laura Sicco continua a ricoprire, alla Rari, il doppio ruolo di segretaria e addetta stampa, alla Rari che non sempre, ma per lunghi tratti, si è resa responsabile – per necessità e per vizio. – di confusa organizzazione e di nessuna comunicazione. Che lei abbia resistito tanto e che – soprattutto – in tanti non si siamo accorti di tali problematiche è un suo indubitabile merito. Soprattutto ora che di centroboa ne abbiamo due.

Claudio Mistrangelo

(Nella foto in alto la presentazione della Rari 2005. Laura Sicco è con il Presidente del Coni Provinciale Lelio Speranza, con il Presidente della Rari Bruno Pisano e con Cludio Mistrangelo).

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